30 luglio 2006

La mia generazione

La nostra generazione, quella di noi nati alla fine degli anni '70 (anno più, anno meno), quelli che non vedono un futuro roseo, quelli che pensano che programmare il domani sia quasi impossibile, lavoro precario, contratti a tempo determinato, co.co.pro., co.co.co., partita Iva, stipendi di 900 euro, o meno, al mese, mutuo a vita sulla casa. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e per il divorzio, la nostra memoria calcisitca comincia coi Mondiali in Messico '86. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, che siamo vuoti, mentre ne sappiamo di più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri figli. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo e la Befana si limitava a mettere un po' di carbone dolce e qualche caramella nella calza. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a farsi la pista sulla sabbia, a saltare la corda, a giocare a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante, un orologio a destra e uno a sinistra, braccialetti colorati che arrivavano fino ai gomiti. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati o rimandati a settembre, siamo stati gli ultimi a fare la Maturità. Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy e Remì, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena, imparato la mitologia greca con Pollon, la rivoluzione francese con Lady Oscar e Il tulipano Nero. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino e le Torri Gemelle, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Un gelato costava 500 lire... e te ne davano veramente tanto!!! Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, Il fantastico mondo di Paul, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He- man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, Jeeg Robot d'acciaio, Il Grande Mazinga, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni magari in un campeggio libero. Abbiamo visto le nostre nonne e le nostre mamme guardare Anche i ricchi piangono, Dinasty e Dallas, siamo stati quelli che speravano che ai 18 anni avrebbero avuto una macchina arancione come il Generale Lee, siamo stati quelli che si rotolavano a terra tra il fango, che sporcavano i pantaloni alle ginocchia di erba, quelli che a merenda mangiavano sfilatini di pane, quelli che bevevano latte e Sprint o con il Nesquik. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno e rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi, al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation, Nintendo DS, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo parecchio, bevevamo l'acqua direttamente alle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! giocavamo al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Tu sei uno di nostri?

20 luglio 2006

Mono Pole Pole

Lunedì 17 Luglio sono andata a vedere uno spettacolo di Giobbe Covatta! Era la prima volta che lo vedevo e credo proprio che non sarà l'ultima! Non so se avete mai avuto occasione di sentire un suo monologo, è straordinario il modo con cui riesce a far ridere e dopo pochi istanti a farti venire il nodo alla gola. Giobbe entra in scena ... "due cacciatori bianchi in mezzo alla savana si ritrovano di fronte ad un leone. Allora estraggono il fucile e sparano, però l'arma è inceppata. A questo punto uno dei due posa lo zainetto, ne estrae un paio di scarpe da tennis, e se le infila dopo essersi tolto gli scarponi. L'altro, terrorizzato e un po' perplesso, gli fa: «E tu, con quelle, pensi di andare più veloce del leone?». E il primo: «Più veloce del leone no, ma più veloce di te...»" Lo spettacolo comincia con questa storiella ... Una partita a Monopoli è uguale in tutto il mondo? La risposta a questa domanda è « NO ». Le regole sono diverse, diversi gli imprevisti e le probabilità almeno quanto diversi sono i giocatori del mondo occidentale e del continente africano. Sullo sfondo in verticale un gigantesco Monopoli, il “Mono Pole Pole”, una ruota della fortuna, o per meglio dire della iella, il pretesto per raccontare l' Africa, storie e motivazioni del difficile rapporto tra il primo mondo, bianco e capitalista, e il terzo mondo, nero e morente, colpito dai peggiori cataclismi, mali ed infamie che l’uomo e questa terra possono produrre. Il dado africano ha sei facce con un unico numero, l’uno, ed è difficile andare avanti senza saltare la casella delle malattie , il carcere per motivi politici, la fame, la sete, la morte infantile, le guerre per il petrolio, le scorie nucleari gettate a milioni di barili, le mine antiuomo ... Un pugno allo stomaco quando racconta che 33.000 bambini al giorno muoiono di fame, di stenti e di malattie, ma quanti sono 33.000? Giobbe prende in mano qualcosa, un elenco, l’elenco telefonico di Terni, ecco quanti sono 33.000! Con la lettura della carta dei diritti del Bambino, (firmata da 190 paesi su 192, non l’hanno sottoscritta soltanto la povera Somalia ed i padroni del Mondo a stelle e strisce), arriva la batosta finale, immagini di bambini soldato, malnutriti e malati; schiaffi al nostro perbenismo, alla nostra indifferenza, al capitalismo, al nostro egoismo, ai villaggi vacanze, alla chirurgia plastica, ai cosmetici e lingerie pagati a peso d'oro, all'apparire, alla cultura dello spreco, miliardi di persone vivono con un meno di un dollaro al giorno e noi abbiamo il coraggio di lamentarci, complimenti!Lo spettacolo affronta anche argomenti comici, vignette divertenti e battute originali ma passano in secondo piano, quello che rimane nella mente sono le foto dei bambini, i loro sguardi e il loro non futuro! C'è tanto da fare, è possibile migliorare questo mondo, ne sono convinta allora perchè non provarci? Partiamo dalle piccole cose, un passo alla volta, prima o poi questo mondo dovrà cambiare, dovrà farlo ...

Amref promuove la protezione di sorgenti, la costruzione di pozzi e acquedotti e l'educazione ad un corretto utilizzo dell'acqua: ogni pozzo costa 2.000 €. Amref gestisce corsi di educazione igienico-sanitaria, costruisce nuove strutture e ripara quelle esistenti. Con 25 €. si regalano libri e materiale scolastico ad un'intera classe, con 191 €. si finanzia un corso di educazione e prevenzione. Nel sud del Sudan Amref ha aperto un centro per la formazione di personale sanitario del luogo. Ogni diplomato sarà in grado di eseguire semplici interventi chirurgici, vaccinare e curare le malattie più comuni. Una borsa di studio biennale costa 3.270 €. Amref è presente nei campi profughi con progetti idrici e programmi di vaccinazione ed educazione alla salute. Con 8 €. si salva un bambino dalla malaria, con 65 €. si vaccinano dieci bambini contro le sei malattie più diffuse e generalmente mortali. Amref lavora nelle baraccopoli di Nairobi per aiutare i bambini abbandonati o orfani e dar loro un futuro. Con 250 €. si salva un bambino dalla strada. Amref ha i "dottori volanti", che forniscono assistenza medica ad oltre ottanta ospedali situati in aree remote e difficilmente accessibili via terra. Il finanziamento completo della visita di un dottore ad un ospedale costa 2.940 €. Per donare on-line ad Amref clicca qui. Il sostegno ad Amref si può esprimere anche tramite: Conto corrente postale n.35023001 intestato ad Amref Italia Onlus via Settembrini 30 - 00195 Roma, Bonifico bancario sul conto n.1007932 intestato ad Amref Italia Onlus presso Monte dei Paschi di siena - Ag. Roma 2 - ABI 1030 - CAB 03202, Carta di credito telefonando al n.06 3202222. Ogni donazione è detraibile dalle tasse. Fate quel che credete.

10 luglio 2006

Gioia Mondiale


Che emozione! Finalmente ce l'abbiamo fatta. A Pasadena nel 1994, nella finale con il Brasile il nostro miglior giocatore lo sbagliò, ma adesso è finita la tradizione che noi ai calci di rigore perdiamo, alla faccia di Platini («l'Italia con noi lo vincerà forse tra 50 anni»). 24 anni senza aver vinto il mondiale erano troppi, ce ne voleva un altro per quelli che come me hanno poco meno di trent'anni e che la Spagna non se la possono ricordare, per quelli che di anni ne hanno abbastanza e che possono già ricordare questa Germania 2006, per quelli che Spagna 1982 se la ricordano bene ... Cambiano le generazioni, cambiano le facce e i nomi dei giocatori, cambia l'Italia, ma la magia è sempre la stessa.
Ieri sera mi sono gustata la partita in piazza XX Settembre insieme ad una marea di persone, non potevo scegliere luogo migliore per gustarmi il quarto titolo mondiale della nostra Nazionale. E' stata una delle serate sportive migliori della mia vita! Grida, urla, lacrime, sorrisi, bandiere, slogan, coriandoli d'argento e fuochi d'artificio sparati nel momento in cui Fabio Cannavaro ha alzato la coppa al cielo, la mia gioia, la nostra gioia ... . Un pezzo di storia calcistica che rimarrà dentro di me, immagini che ricorderò per il resto della mia vita ... grazie Italia! Avete visto tedeschi? I pizzaioli, i mammoni, i viscidi, i perennemente stanchi capaci di vincere solo con i trucchetti , che non sarebbero andati lontano hanno vinto il mondiale ...
CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO
Ps. Per tutti quelli che tra ieri e oggi mi hanno messaggiato ridendo e dicendomi che sarei stata disoccupata ... Vi spiego ... MediaWorld ha venduto i televisori ai clienti ma è l'assicurazione che paga i buoni all'acquirente da spendere sempre nel punto vendita quindi doppio incasso e non disastro economico e fallimento come è stato scritto su alcuni siti e quotidiani.